Nave oneraria di Albenga - Reitia

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Archeologia Marittima
 
NAVE ONERARIA DI ALBENGA ( SV )

La nave romana di Albenga, grande oneraria del tipo a corbita, di grande portata con propulsione esclusivamente a vela, datata tra il 100 e il 90 a.C. costutuisce uno dei più grandi relitti di età romana del Mediterraneo. Affondata nei pressi di Albenga, a 1,5 km dalla costa dinanzi alla località detta Burrone in corrispondenza dell'antica foce del fiume Centa. Il relitto posto a 42 mt di profondità, si trova adagiato sul fondo, quasi parallelamente alla costa con la prua in direzione NO e la poppa a SE. Il suo carico è costituito da circa 10000 anfore rimaste in situ, prevalentemente di tipo Dressel 1B in quattro varianti e in minor misura di Lamboglia 2, ceramiche a vernice nera (campana A, Lamboglia 5-var Morel 2282a2,31 e 33) assieme a vasi trasportati come dotazione di bordo. Scoperta negli anni venti dal pescatore ligure Antonio Bignone detto Tognu che già nel 1925 aveva recuperato con le reti alcune anfore, fu oggetto del primo intervento di esplorazione sistematica ad opera del pionere dell'archeologia subacquea, prof. Nino Lamboglia. Nei giorni tra l'8 e il 20 febbraio 1950 con l'impiego della nave Artiglio di proprietà dell'avvocato Giovanni Quaglia venne tentato il primo tentativo di scavo subacqueo con l'impiego di una benna meccanica che permise il recupero di una gran quantità di materiale , danneggiando irreparabilmente una parte importante del carico. L'esperienza costituì nonostante tutto l'inizio della moderna archeologia subacquea che, anche sulla base dell'insuccesso dello scavo di Albenga, avrà da quella data in poi come imperativo la necessità di portare sott'acqua l'archeologo per effettuare lo studio in situ del relitto e del suo carico.

 
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