Vie d'acqua della Pianura Padano Veneta - Reitia

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Fiumi e corsi d'acqua
 
VIE D'ACQUA DELLA PIANURA PADANO-VENETA

Le fertili terre della Pianura Padana sono state create dall’acqua. Vie d’acqua perenni, alimentate dai grandi torrenti provenienti dai ghiacciai alpini o nate da polle di risorgiva e fontanazzi. Vie d’acqua che nel corso dei secoli hanno permesso di irrigare colture, di sostenere le sue genti con la pesca e di divenire strade ideali per i commerci e il trasporto di cose e persone. Vie percorse da imbarcazioni trainate da buoi o muli lungo le alzaie, sentieri tracciati sugli argini o sospinte dal sudore dei fiumaroli o dal vento. Per secoli barconi e chiatte hanno percorso le vie d’acqua collegando il Piemonte con il Mar Ligure a sud, la Pianura Padana e l’Adriatico a est, i Laghi dell’arco alpino e la Svizzera, porte d’Europa, a nord. Molte attività si sono svolte nel tempo lungo gli angusti argini, sfruttando la forza motrice dell’ acqua. I manufatti presenti ancor’oggi testimoniano una cultura millenaria che deve il proprio sostentamento allo sfruttamento dei corsi d’acqua. Frantoi ,officine meccaniche e laminatoi a forgiare il metallo con la spinta dell’acqua. Segherie per lavorare il legno ricavato dallo sfruttamento dei boschi alpini, facilitandone il trasporto fluviale a valle. Mulini ad acqua, macchine per la macinazione dei cereali, mosse dalla spinta idraulica dei fiumi, valido sostituto alla faticosa forza motrice prodotta dall’uomo e dagli animali. Dapprima mulini galleggianti montati su piccole imbarcazioni chiamate pontoni o pontotti, ancorati nell’alveo del fiume per sfruttarne al meglio la forza idraulica delle sue acque. Poi mulini più grandi fino alla scoperta del vapore e dell’elettricità che negli anni segnò la loro messa a riposo. Vita intensa e laboriosa lungo le rive . Fiume come ricchezza e fonte di ogni attività produttiva. Ma non solo, l’antica consapevolezza delle genti di fiume di preservare e conservare il loro mondo da cui traeva da vivere come mezzo di sostentamento. La pulizia delle acque consentiva la pesca, un bagno nelle calde mesate estive e il lavaggio dei panni. Le sponde venivano fortificate dalla messa a dimora di arbusti e salici le cui radici tenevano ben salde la terra degli argini. Tutto ciò che riguardava il fiume era in funzione di coloro che ci viveva.
Da tempo le vie d’acqua della Pianura Padana sono vittime silenziose di un utilizzo disattento, incontrollato e spesso colpevole del territorio, segnato da interventi antropici non adeguati e sbagliati. Il conseguente degrado degli alvei fluviali, da una parte ha causato una serie di eventi alluvionali e inondazioni, non sempre correlate a eventi meteorici estremi. Dall’altra l’incremento dell’inquinamento chimico e biologico che, unitamente all’abbandono delle aree fluviali, ha causato la dismissione di tutte le attività produttive legate ai corsi fluviali e il degrado degli argini e delle verdi mura spondali. Tutto ciò ha comportato negli anni la dimenticanza del suo passato e il danneggiamento e la scomparsa di importanti manufatti. Mulini, officine sono in gran parte in uno stato di penoso abbandono e di rovina. Antichi barconi giacciono morenti in anse dimenticate ricoperte di muschi e indifferenza. Fiumi, che in attesa di una fine ormai non troppo lontana, scorrono mansueti nella speranza che la loro storia , che è anche la nostra, lo sarà fino a che l’uomo vivrà con le sue acque e la loro magica vitalità .


 
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